Blog collegato al sito "Proclamare la Parola" -
pagine sul Ministero del Lettore nella Chiesa Cattolica.
Un Ministero laicale. Infatti sono un laico.
(i commenti sono tratti da www.cinquepani.it)
11 novembre 2007
XXXIIma del Tempo ordinario - Anno C
Commento
Suggerimenti
- I compiti del Lettore e dell'Accolito nelle celebrazioni liturgiche
- Note per la celebrazione eucaristica
Biblia - Associazione
Chiesa domestica
ClaudioLXXXI
e-mail del gestore
Famiglie della Visitazione - Bologna
Filaretum - Scienze religiose
Friedrich
holdenC
La mia Chiesa
La mia parrocchia
La Parola
Le nostre radici
liturgia.it
Luigi Accattoli
Luigi Bobba
Magis Amica
Maran atha
Materiali liturgici
Pescevivo
Piccolo Zaccheo
Proclamare la Parola
Sandro Magister
Sandro Magister - Blog
sempronio
Tutto minuscolo
Ufficio Liturgico Nazionale
visitato *loading* volte
Ho radicalmente modificato il sito "Proclamare la Parola", che ora, con la sua struttura di blog evoluto, può svolgere insieme le funzioni del vecchio sito e di questo blog. Per cui penso che questo blog si fermi qui. Grazie a tutti, e arrivedrci su Proclamare la Parola.
La proclamazione liturgica rimane il luogo e il mezzo privilegiato del contatto col testo sacro. Lì ci viene data nella sua pienezza la Parola "viva ed efficace" (Eb 4,12). La Parola è viva quando è presente l’interlocutore e risuona attualmente dalla sua bocca. Solo la presenza di Cristo impedisce alla parola di trasformarsi in un puro documento di storia. La Chiesa ha il privilegio di questa presenza, perché essa si identifica con Cristo; ne è la continuazione; "è il Cristo diffuso e comunicato" (Bossuet). Ora il mistero della Chiesa trova la sua attuazione massima nella celebrazione liturgica.
La Chiesa è il Corpo di Cristo e quindi è la pienezza della presenza del Risorto. "Cristo è sempre presente nella sua Chiesa, in modo speciale nelle azioni liturgiche... È presente con la sua virtù nei sacramenti, in modo che quando uno battezza è Cristo stesso che battezza. È presente nella sua parola, giacché è Lui che parla quando nella chiesa si legge la sacra scrittura. È presente, infine, quando la chiesa prega e loda, lui che ha promesso: "Dove sono due o tre riuniti nel mio nome là sono io, in mezzo a loro (Mt 18, 20)" (Sc 7). "Dove viene annunziata la maestà del Signore ivi egli è presente" (Didachè IV, 1). Quando è Dio presente che parla, la sua parola conserva tutto il suo originario potenziale di salvezza. È parola creatrice: fa quello che dice.
(Lino Pedron)
Nella celebrazione liturgica la Parola, mentre viene proclamata, assume i caratteri di un vero e proprio “evento”, non solo un anticipo di ciò che avviene nei sacramenti perché li precede e li prepara, ma una realtà grazie alla quale e dentro la quale noi continuamente rinasciamo come Chiesa. E allora consentitemi di richiamare quella giusta attenzione che tutti dobbiamo alla proclamazione liturgica della Parola di Dio. Una attenzione che deve esprimersi nell’accurata preparazione di coloro che sono stati istituiti lettori e che ufficialmente hanno ricevuto il compito di tale proclamazione, così come di coloro che di fatto svolgono un analogo servizio. La proclamazione liturgica sia sempre preparata con cura, anche nei particolari piccoli ma essenziali, perché non accada che non si senta nulla di ciò che viene letto, che i microfoni invece di facilitare ne disturbino la comprensione, o che quanto letto non sia capito nemmeno da chi sta leggendo, per non aver potuto o voluto accostarsi in una lettura personale a quei testi prima di proclamarli nell’assemblea. Non accada che a leggere siano i bambini, ai quali è meglio riservare altri interventi nella liturgia, come l’offertorio o le preghiere dei fedeli, ma non la proclamazione della Scrittura, nemmeno nelle messe dei fanciulli."
S. E. Mons. Michele Castoro - Vescovo di Oria – 26 settembre 2007
Informo tutti che dal 19 al 26 ottobre, a Dio piacendo, sarò in Israele con la mia famiglia. Avrò la gioia di tornare nella Terra Santa, di farla conoscere ai miei figli, e di riabbracciare Padre Giorgio nel suo Romitaggio del Gethsemani.
Tutto quanto è relativo al prima, al durante e al dopo di questo viaggio nell'anima lo metterò nel blog
http://ilpellegrinaggio.splinder.com
che prossimamente assorbirà molto le mie cure e le mie attenzioni. Grazie agli amici che, in qualche modo, mi accompagneranno.
"Io sono la via, la verità e la vita.
Nessuno viene al Padre
se non per mezzo di me."
Come dice un tale che conosco: "Le chiacchiere stanno a zero".
Lui, la sua persona è la via, la verità e la vita. Nient'altro e nessun altro.
Nemmeno il cristianesimo concepito come sistema storico-culturale-religioso.
A volte si leggono discorsi dai quali mi sembra quasi che ci sia maggiore dedizione e sostegno per il "cristianesimo" che adesione alla persona di Cristo.
Dio abbia pietà di noi e ci benedica,
su di noi faccia splendere il suo volto;
perché si conosca sulla terra la tua via,
fra tutte le genti la tua salvezza.
La pietà e la benedizione di Dio verso di noi ha uno scopo: la conoscenza della sua via "sulla terra" e la sua salvezza "fra tutte le genti". Il fine è la missione, la salvezza di tutti i popoli. Questo è l'amore: assumere l'altro come proprio scopo e costitutore della nostra stessa identità.
Benedite, popoli, il nostro Dio,
fate risuonare la sua lode;
è lui che salvò la nostra vita
e non lasciò vacillare i nostri passi.
I popoli sono "gli altri". Dio è "il nostro".
Ciò che è nostro si invera nella benedizione che riceve dai popoli.
Discorso riferito alla dicotomia Israele-Genti, di cui la Chiesa è sintesi e preludio escatologico.
E' l'unione fra diversi (e biblicamente non c'è diversità più radicale che quella fra Israele e le Genti) che costituisce il segno dell'umanità salvata da Cristo.
I nostri padri
hanno mangiato la manna nel deserto,
come sta scritto:
Diede loro da mangiare un pane dal cielo.
E' questo il guaio: quale pane abbiamo noi, da mangiare? Abbiamo, come i nostri padri, il pane della Legge, il pane della terra, il pane del nostro riconoscimento etnico e culturale? No: il nostro pane è un altro, è il pane della vita.
Un'interessante pagina sulla proclamazione della Parola di Dio nella Liturgia a cura del Pontificio Istituto Ambrosiano di Musica Sacra.
Procuratevi non il cibo che perisce,
ma quello che dura per la vita eterna,
e che il Figlio dell'uomo vi darà.
Oltre che al procurarci il cibo, penso che l'insegnamento si riferisca a ciò che deve occupare l'animo nostro. Quindi non l'effimero, non la vittoria delle partite terrene, non le sfide di breve momento. Dobbiamo tendere a ciò che conta, facendo dell'intera nostra vita un'attività selettiva, alla ricerca di ciò che non perisce, ma di ciò che dura per la vita eterna, e che il Signore ci darà. Che cosa è mai ciò? La sua Grazia.